FIGC: la regolamentazione degli abusi, violenze e discriminazioni. Riflessioni circa le criticità della nomina del responsabile interno della società. Proposte risolutive e migliorative per un’efficace, trasparente ed autonoma governance sportiva.
Articolo a cura dell’Avv. Ivan Simeone e del Dott. Andrea Falcone
La Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) ha recentemente adottato nuove misure per rafforzare la tutela dei diritti fondamentali nello sport, introducendo il Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni (Safeguarding Officer). Questo ruolo, disciplinato da norme specifiche tra cui l’articolo 28-bis del Codice di Giustizia Sportiva e il Regolamento FIGC aggiornato al 10 dicembre 2024, mira a prevenire e contrastare comportamenti lesivi all’interno delle società sportive. Tuttavia, la possibilità di nominare un membro interno alla società solleva interrogativi sul rispetto dei principi di autonomia e terzietà nella gestione delle segnalazioni.
In questo articolo analizzeremo i riferimenti normativi e regolamentari, evidenziando le criticità applicative e gli aspetti giuridici rilevanti.
La lotta contro le discriminazioni, le violenze e gli abusi nel mondo dello sport è un tema di crescente rilevanza, che ha visto l’introduzione di normative di indirizzo generale a seguito della Riforma dello Sport (Dlvo n 36/2021 e n 39/2021), la delibera CONI n 255 del 25 luglio 2023 e normative specifiche da parte della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) per garantire la sicurezza e l’integrità dell’ambiente sportivo. La figura del Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni è centrale in questo contesto ed il suo ruolo è stato delineato attraverso diverse disposizioni normative, tra cui l’articolo 28-bis del Codice di Giustizia Sportiva (introdotto con il Comunicato Ufficiale n 69/A del 27.08.2024) il Regolamento FIGC del 27.08.2024 pubblicato sul Comunicato Ufficiale n 68/A ed aggiornato il 10 dicembre 2024 (pubblicato sul Comunicato Ufficiale n 130/A FIGC) e da ultimo la Circolare Esplicativa della FIGC dell’11 dicembre 2024, (pubblicata sul Comunicato Ufficiale FIGC n 261)
Per la nomina del Responsabile ogni società è tenuta a designare un Safeguarding Officer, il cui ruolo principale è quello di ricevere e gestire le segnalazioni relative a comportamenti lesivi mentre per quanto concerne il ruolo e le relative funzioni lo stesso deve agire con imparzialità, promuovendo iniziative formative e culturali per prevenire situazioni di rischio e curando altresì l’aggiornamento del modello organizzativo e di controllo dell’attività sportiva.
Tuttavia, la nomina di tale figura nelle società calcistiche sia professionistiche che dilettantistiche solleva non poche alcune criticità legate alla garanzia di imparzialità, terzietà, autonomia e segretezza delle indagini. Questi principi, infatti, sono essenziali per tutelare sia le vittime di abusi, violenze e discriminazioni, sia per garantire che le procedure di segnalazione e gestione siano condotte in modo equo e trasparente ed imparziale.
Il quadro normativo: articolo 28-bis e aggiornamenti regolamentari
L’articolo 28-bis del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC stabilisce l’obbligo per le società calcistiche di nominare un Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni, il cui compito è quello di prevenire e contrastare comportamenti lesivi dei diritti umani all’interno della struttura. Tale figura deve essere dotata di competenze specifiche in materia di diritto, psicologia e dinamiche relazionali, nonché di una piena conoscenza delle normative sportive e della legislazione in materia di discriminazioni e violenza.
L’articolo stabilisce altresì che la mancata nomina o l’inefficienza nella gestione delle segnalazioni possa comportare sanzioni disciplinari per la società ed in particolare L’articolo 28 bis del Regolamento Safe Guarding FIGC, nei suoi commi 1 e 2, introduce sanzioni pecuniarie per le società sportive professionistiche e dilettantistiche che non rispettano gli obblighi stabiliti dall’articolo 10 del Regolamento per la Prevenzione e il Contrasto di Abusi, Violenze e Discriminazioni. Nello specifico, il comma 1 prevede che il mancato adempimento agli obblighi generali sanciti dall’articolo 10 comporti l’applicazione di una multa non inferiore a 3.000 euro per le società professionistiche e a 300 euro per quelle dilettantistiche. Il comma 2, invece, disciplina le sanzioni per le società che omettono di inviare le dichiarazioni richieste dai commi 7 e 8 dell’articolo 10, stabilendo, per ciascun illecito, una multa minima dello stesso importo: 3.000 euro per le società professionistiche e 300 euro per quelle dilettantistiche. Queste disposizioni sottolineano l’importanza della conformità ai requisiti regolamentari per garantire un ambiente sportivo sicuro, equo e rispettoso.
L’aggiornamento del Regolamento FIGC, entrato in vigore lo scorso 10 dicembre 2024, ha ulteriormente precisato le modalità di nomina di questa figura, stabilendo che il Responsabile debba operare in stretta collaborazione con gli organi di giustizia sportiva e le autorità competenti (Autorità Giudiziaria ordinaria, Procura Generale dello Sport del CONI, protocolli d’intese con le Procura delle Repubblica nonché rapporti diretti con le Procure Federali) garantendo così una gestione del caso conforme ai principi di equità, professionalità, legalità, autonomina, trasparenza e segretezza.
La successiva Circolare Esplicativa della FIGC dell’11 dicembre 2024 come detto pubblicata sul Comunicato Ufficiale 261, ha poi fornito chiarimenti pratici e operativi riguardo alle modalità di attuazione di queste disposizioni, specificando la necessità di un percorso formativo per i responsabili, nonché le procedure operative per la segnalazione e l’investigazione degli abusi.
Tra i punti salienti:
1. Nomina Interna: La circolare conferma che è possibile nominare un membro interno della società sportiva come Safeguarding Officer, purché questi non ricopra ruoli dirigenziali che possano compromettere la sua autonomia.
2. Formazione Obbligatoria: Viene precisato che il Responsabile interno deve completare un percorso formativo specifico organizzato dalla FIGC.
3. Monitoraggio e Sanzioni: La circolare introduce un sistema di monitoraggio per verificare l’efficacia della figura del Safeguarding Officer. In caso di negligenza, la FIGC può intervenire con misure correttive o sanzioni disciplinari
Questi documenti ribadiscono l’importanza di preservare l’integrità e la dignità delle persone coinvolte, adottando metodi di indagine e di gestione delle informazioni che rispettino i diritti fondamentali degli individui.
A ciò si aggiunga che a livello Europeo, FIFA e la UEFA hanno implementato le politiche di “safeguarding” per prevenire e contrastare abusi, violenze e discriminazioni nel calcio. In particolare, la FIFA ha sviluppato il programma “FIFA Guardians”, che fornisce linee guida e strumenti per le associazioni membri al fine di proteggere i minori coinvolti nel calcio mentre la UEFA, in collaborazione con l’organizzazione Terre des hommes, ha creato un toolkit (ovvero linee guida e strumenti pratici a supporto di Club, Federazioni ed organizzazioni calcistiche con particolare attenzione a inclusione, sostenibilità ed innovazione) per le associazioni calcistiche europee, mirato a proteggere i bambini dagli abusi e a rispondere adeguatamente alle preoccupazioni in materia.
Criticità nella nomina del Responsabile interno della società.
Nonostante l’introduzione di tali norme, la nomina del Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni all’interno di una società sportiva solleva diverse e molteplici criticità, principalmente legate alla imparzialità, alla terzietà, all’autonomia e alla segretezza.
Ed infatti, si pongono in evidenzia i seguenti rischi:
1. Imparzialità e Terzietà: Quando il Responsabile viene nominato internamente alla società, potrebbe esserci il rischio che la figura non possa operare con la dovuta imparzialità e terzietà. Se il Responsabile è scelto all’interno della struttura, infatti, potrebbe subire pressioni da parte della dirigenza o di altri membri del club, compromettendo la sua capacità di condurre indagini e prendere decisioni senza conflitti di interesse. La terzietà è fondamentale per garantire che ogni segnalazione venga trattata equamente, senza influenze esterne. La vicinanza organizzativa e la possibile dipendenza gerarchica rispetto alla dirigenza societaria potrebbero compromettere la percezione di terzietà, fondamentale per garantire fiducia e riservatezza nella gestione delle segnalazioni.
2. Autonomia nelle decisioni: Un altro aspetto problematico riguarda l’autonomia del Responsabile. La mancanza di una reale separazione tra il Safeguarding Officer e gli organi di gestione della società potrebbe influire negativamente sull’autonomia decisionale del Responsabile, specialmente in situazioni delicate minando l’efficacia e la credibilità del nominato Responsabile.
3. Segretezza e protezione delle vittime: Un altro rischio associato alla nomina interna riguarda la segretezza. La gestione delle segnalazioni e delle denunce deve avvenire in un ambiente protetto e confidenziale, affinché le vittime possano sentirsi sicure nel riferire abusi e discriminazioni senza temere ritorsioni. La nomina di un Responsabile interno potrebbe compromettere la percezione di sicurezza delle vittime, che potrebbero temere che le informazioni riservate vengano divulgate all’interno della società, minando la fiducia nel processo gestionale.
4. Rischio di conflitto di interesse: La nomina di una persona interna alla società potrebbe comportare un palese conflitto di interesse, specialmente in caso di coinvolgimento di figure apicali e dirigenziali della società o in caso di persona nominata che ha legami stretti o familiari con il management del club. Questo potrebbe influire sulla capacità del Responsabile di prendere decisioni oggettive e neutrali.
Proposte risolutive e migliorative delle criticità e conclusioni finali.
A tal proposito va detto che il regolamento FIGC e la circolare esplicativa n 261 prevedono alcune misure per mitigare questi rischi:
• Obbligo di autonomia funzionale per il Responsabile interno.
• Formazione obbligatoria per garantire la professionalità e la capacità di gestire le segnalazioni.
• Monitoraggio da parte della FIGC per verificare il rispetto delle norme.
Per garantire maggiore tutela e credibilità al ruolo del Safeguarding Officer, si potrebbero adottare ulteriori misure aggiuntive:
1. Nomina di un Professionista Esterno: Incentivare la designazione di un esperto esterno, con competenze giuridiche legali, specializzato in diritto penale sportivo e gestione dei conflitti e tutela dei diritti e ciò al fine di assicurare professionalità, imparzialità, autonomina e terzietà.
2. Supervisione Centralizzata: Rafforzare il controllo da parte della FIGC, istituendo un organismo dedicato alla revisione periodica delle attività dei Safeguarding Officer che possa collaborare con la Commissione Responsabile delle Politiche di Safeguarding.
3. Ruolo Condiviso: Prevedere una figura con competenze integrate che collabori con soggetti esterni alla società e ciò al fine di adottare ed attuare una governance sportiva completa ed efficace.
In conclusione, la creazione della figura del Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni rappresenta un passo importante nella lotta contro gli episodi di violenza e discriminazione nel calcio. Tuttavia, è fondamentale che tale figura possa operare con piena imparzialità, autonomia, terzietà e nel rispetto della segretezza, per garantire che le vittime ricevano la protezione e il supporto necessari senza timori di ritorsioni o manipolazioni. La scelta di un Responsabile interno deve essere attentamente ponderata, e potrebbero essere necessarie modifiche strutturali per garantire che il processo sia veramente legale, autonomo, equo, imparziale e trasparente.
Avv. Ivan Simeone
Avvocato penalista, patrocinante in Cassazione, con esperienza maturata nell’area giuridica del diritto penale, del diritto dello sport e della compliance aziendale ex D. Lgs. 231/2001. Titolare dello Studio Legale Simeone e della LUMA Sports Law Compliance. Safeguarding Officer ed esperto in compliance e conformità sportiva.
Dott. Andrea Falcone
Ex atleta professionista, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, studente del Master “Diritto e Sport” all’Università La Sapienza di Roma e, per il terzo settore, attuale delegato per la Regione Campania della Fondazione Pietro Mennea Onlus.
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